L’intelligenza artificiale sta abbassando rapidamente le barriere alla produzione di contenuti. Testi, immagini, video e campagne possono essere realizzati in tempi sempre più brevi, ma in un mercato in cui tutti possono comunicare di più aumenta anche la difficoltà di distinguersi.
Ne parliamo con Alessia Turchi, Founder e General Manager di McGuffin Media Agency e Vice Direttore della rivista Il Mondo. Da anni lavora tra comunicazione strategica, posizionamento, media ed editoria, affiancando aziende e professionisti nella costruzione della propria presenza pubblica.
L’intelligenza artificiale sta rendendo molto più semplice produrre contenuti. Questo renderà anche più facile comunicare bene?
No, probabilmente accadrà il contrario. Stiamo entrando in una fase in cui produrre contenuti sarà sempre meno un vantaggio competitivo, perché tutti avranno accesso agli stessi strumenti. La differenza non la farà più la quantità, ma la capacità di avere qualcosa di riconoscibile da dire. Un brand può pubblicare ogni giorno e continuare a essere completamente indistinguibile dai suoi concorrenti. Per questo credo che il lavoro sulla comunicazione debba tornare ancora più a monte: identità, posizionamento, reputazione e capacità di costruire un punto di vista.
Quindi essere molto visibili non significa necessariamente essere autorevoli?
Assolutamente no. Visibilità e autorevolezza sono due cose diverse.
Puoi raggiungere milioni di persone attraverso un contenuto virale senza aver costruito alcuna percezione precisa di chi sei e del perché dovrebbero scegliere te e, allo stesso modo, puoi avere una community numericamente più piccola ma essere considerato un riferimento molto forte nel tuo settore.
Il vero obiettivo non dovrebbe essere semplicemente “farsi vedere”, ma essere riconosciuti per qualcosa. Quando lavoriamo sul posizionamento di un professionista o di un’azienda, la prima domanda non è mai quanti follower vogliamo ottenere ma "per quale competenza, idea o valore vogliamo che questa persona venga ricordata?"
È da questa idea che nasce McGuffin Media Agency?
Sì. McGuffin nasce proprio dalla volontà di superare una comunicazione costruita come somma di singoli strumenti. Social media, ufficio stampa, advertising, contenuti, eventi o personal branding funzionano davvero quando fanno parte della stessa direzione strategica.
Per questo lavoriamo prima sul posizionamento e poi sui canali. Cerchiamo di capire che spazio può occupare un brand nella mente delle persone e costruiamo attorno a quel posizionamento un sistema coerente di comunicazione. Non serve essere ovunque, serve essere riconoscibili nei posti giusti.
Negli ultimi anni si è parlato moltissimo di social media. Oggi stanno tornando centrali anche stampa, interviste e media relations?
Secondo me sì, e l’intelligenza artificiale sta accelerando questo processo.
Per anni moltissimi professionisti hanno concentrato quasi tutta la propria comunicazione sui social ma un profilo Instagram racconta quello che dici di te stesso. Un articolo, un’intervista, una citazione o la partecipazione a un progetto editoriale aggiungono invece un livello di riconoscimento esterno.
Questo vale per le persone, ma anche per i motori di ricerca e sempre di più per i sistemi di intelligenza artificiale, che devono ricostruire chi sei attraverso informazioni distribuite tra fonti differenti. Per questo oggi penso che social, digital PR, editoria e presenza sui media debbano essere considerati parti dello stesso ecosistema reputazionale.
Tu lavori contemporaneamente nella comunicazione e nell’editoria, come Vice Direttrice de Il Mondo. Cosa ti dà questo doppio punto di osservazione?
Mi permette di vedere ogni giorno i due lati della stessa dinamica. Da una parte ci sono aziende e professionisti che devono imparare a raccontarsi, dall’altra c’è il mondo editoriale, che deve continuare a selezionare ciò che è davvero rilevante e merita attenzione.
Con Il Mondo stiamo cercando di costruire una rivista che non insegua semplicemente il volume dei contenuti o il click immediato, ma che mantenga uno spazio per approfondimenti, interviste ed opinioni. Credo che proprio nell’epoca dell’AI la selezione editoriale acquisterà ancora più valore: quando produrre sarà semplicissimo, scegliere cosa vale la pena leggere diventerà molto più importante.
Cosa consiglieresti oggi a un professionista che vuole costruire un personal brand?
Di non partire dai contenuti. Prima dovrebbe riuscire a completare una frase molto semplice: “Voglio essere riconosciuto come…”. Se la risposta non è chiara, probabilmente non lo sarà nemmeno la comunicazione.
Dopo vengono i social, le interviste, gli articoli, i podcast, gli eventi e tutti gli altri strumenti. Ma devono andare nella stessa direzione, contribuire a costruire la stessa percezione. La comunicazione efficace non nasce dal tentativo di essere continuamente presenti ma nasce dalla capacità di occupare uno spazio preciso e, soprattutto, credibile.
Oggi Alessia Turchi porta questa visione nel lavoro quotidiano con McGuffin Media Agency e nell’attività editoriale de Il Mondo, muovendosi tra comunicazione strategica, posizionamento, media ed editoria con un approccio orientato alla costruzione di reputazione e autorevolezza nel tempo.

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